Uberto Bonetti - Biografia

Uberto Bonetti (Viareggio, 31 gennaio 1909 – Viareggio, 10 aprile 1993) è stato un pittore, grafico e designer.

Il padre, originario di Pistoia, è impiegato alla dogana ed Uberto è il più grande di sette figli dei quali due moriranno in tenerissima età. Inizia i suoi studi artistici a Lucca nel 1922 dopo aver ottenuto un sussidio economico grazie all’intercessione di Lorenzo Viani che lo segnala al Potestà Leonzi. Con Viani sarà sempre intimo amico nonostante la differenza di età. A Lucca, ancora studente, lavorerà in qualità di disegnatore per architetti e scultori.

Nel 1926 partecipa al concorso per il manifesto per il Carnevale di Viareggio, edizione vinta da Lucio Venna con il quale inizia una collaborazione. Nel 1929, anche se non ufficialmente, è fra i decoratori, insieme a Dal Monte, del “Ballo degli Immortali” che si tiene al Kursaal di Viareggio. Qui conosce ed in seguito diverrà amico di molti personaggi celebri tra i quali, Luigi Pirandello, Filippo Tommaso Marinetti, Primo Conti, e molti esponenti del mondo della cultura, ma anche della politica. Quasi tutti verranno ritratti da Bonetti anche in caricatura dal momento che le sue vignette satiriche sono ormai conosciute e pubblicate su alcuni dei giornali più importanti d’Italia come “La Lettura” ed “Il Corriere della Sera”. Si iscrive alla Facoltà di Architettura a Firenze e dopo aver vinto il Concorso di ammissione per le Accademie di Bologna e di Carrara sceglie di frequentare quest’ultima per motivi logistici ed economici, è infatti ormai il capo famiglia e deve pensare ai fratelli ed alla sorellina Bianca alla quale sarà sempre legato da un fortissimo affetto.

Inizia ad occuparsi di moda ed intorno al 1928 sviluppa una serie di studi sulle maschere della Commedia dell’Arte che riletti in chiave sintetica condurranno nel 1930 alla creazione del Burlamacco che viene dato alle stampe come manifesto per il Carnevale del 1931. Dal 1928 Bonetti sperimenta l’ebrezza del volo decollando dall’idroporto di Torre del Lago con l’S16 pilotato dal tenente Filippi del quale diverrà amico. L’esperienza aviatoria lo avvicina alle ricerche avanguardistiche ed aderisce alla seconda ondata del Futurismo; l’Aerofuturismo. Conosce Krimer anche lui aviatore oltre che artista ed operatore culturale del Regime, Italo Balbo, Costanzo e Galeazzo Ciano. Incontra spesso Fortunato DePero. Conosce Curzio Malaparte a Forte dei Marmi per il quale eseguirà, su precise indicazioni di Malaparte stesso, i disegni architettonici per la villa di Capri. Sempre a Forte dei Marmi frequenta e ritrae la famiglia Agnelli.

Continua la sua indagine sul costume e la moda e stringe amicizia con Thayaht. Dal 1932 circa inizia a lavorare presso gli stabilimenti cinematografici Pisorno a Tirrenia ma solo dal 1939 potrà firmare i suoi lavori come architetto di scena. Conosce e frequenta moltissimi personaggi dello spettacolo ed i divi e le dive del periodo detto dei “telefoni bianchi”. Viaggia molto ed estende le sue attività dal campo della pittura a quello della grafica, dall’ architettura all’allestimento per manifestazioni temporanee, dalla moda al design. Alcuni viaggi e soggiorni in particolari regioni di Italia saranno gravidi di positive conseguenze operative e daranno ulteriore slancio al suo lavoro di ricerca.

Nel 1934 compie un primo viaggio in Trentino Alto Adige sia per completare il famoso ciclo delle “Aeroviste d’Italia” iniziato intorno al 1932, sia per trarre spunti grafici e pittorici dal territorio, dalle città di Trento, Bolzano, Merano, ma anche dalle nuove costruzioni realizzate o ancora in corso d’opera di cui tanto si era parlato in Italia. Il soggiorno è per lui importante ed è testimoniato dai moltissimi studi, schizzi, gouaches, e definitivi pittorici che realizza. Rientra in Versilia per completare alcuni lavori rimasti in sospeso e per motivi familiari, ma progetta un nuovo viaggio a Bolzano.

Dal 1935 all’Italia vengono applicate le sanzioni e scattano le Leggi sull’Autarchia che spronano ancor di più i creativi come Bonetti a trovare nuove soluzioni recuperando materiali locali e stili italiani tradizionali riletti in chiave attuale e moderna.

Nel 1936 in primavera compie dunque un altro viaggio in Trentino Alto Adige finalizzato prevalentemente a questa sua ricerca. Di nuovo si ferma a Bolzano e compie escursioni in tutto il Sud Tirolo poi torna a Merano e Trento. Nell’inverno 1936 – 1937 compie un lungo giro in Sardegna con l’amico Thayaht anche questo motivato dallo studio degli abiti e dei costumi tradizionali dai quali trarre modelli ed elementi utili per una effettiva riproducibile serialità industriale per atelier e case di moda all’insegna del nuovo stile italiano. A differenza dei modelli eseguiti in Trentino Alto Adige i lavori Sardi hanno più uno scopo documentario- comparativo e sono confrontati con i particolari estrapolati dagli abiti tradizionali della Sicilia e della Corsica. Particolare attenzione è dedicata ai copricapi, agli accessori, ed alle decorazioni a ricamo.

Espone in mostre futuriste e diviene il mise-en-scène del Carnevale di Viareggio ma non rallenta il suo impegno come architetto, scenografo, decoratore, né come caricaturista e grafico. Continua a viaggiare molto e nel 1942 parte per l’Albania per compiere una serie di sopralluoghi finalizzati alla realizzazione del film “Skenderberg - l’aquila di Albania” con l’occasione studia e disegna abiti e costumi tradizionali albanesi. Rientra dopo molti mesi profondamente debilitato. Qualcosa è cambiato in lui. La guerra ormai imperversa e clandestinamente diviene elemento di collegamento per i gruppi di partigiani operativi lungo la Linea Gotica. Si unisce a loro e durante un’azione di rastrellamento sull’Appennino Tosco-Emiliano viene catturato, concentrato nel campo de “La Casa Pia” vicino a Lucca e quindi Deportato. Otterrà il riconoscimento di Deportato di Guerra solo a metà degli anni ’70 del Novecento.

Durante un bombardamento degli alleati il suo studio è distrutto e con esso gran parte dell’ opera grafica e pittorica. Quel poco che si salva durante un trasloco fatto con un carretto viene ulteriormente devastato da un violentissimo temporale. Anni ed anni di lavoro si dissolvono. Nel Dopoguerra, malato e con un acuto esaurimento psico-fisico, dal quale non si riprenderà mai completamente , continua comunque a lavorare per il Carnevale di Viareggio, ed anche per il Premio Letterario Viareggio che fondato nel 1930 era stato il primo d’Italia ed ancora negli anni ‘50 il più importante. Conosce e frequenta scrittori ed intellettuali; da Riccardo Bacchelli ad Alberto Moravia, da Elsa Morante a Cesare Zavattini, da Eugenio Montale a Pier Paolo Pasolini, solo per citare alcuni nomi. Continua a lavorare nel cinema e tiene a battesimo future grandi star; Sofia Lazzaro poi divenuta Sophia Loren, ad esempio.

Negli anni ’50 del Novecento si sposa con Paolina Polini ed ha le due figlie Maria Elda ed Adriana. Espone sempre più raramente, ma intensifica la sua attività come allestitore e grafico. Declina un invito a recarsi negli U.S.A ad Hollywood per realizzare cartoni animati per la Warner Bros. per la celebre e fortunata serie Looney Tunes (quella di Bugs Bunny e Daffy Duck). Continuerà a lavorare nel cinema sino agli inizi degli anni ’60 lasciandolo per l’insegnamento, prima all’Istituto d’Arte di Lucca, poi all’Istituto d’Arte di Pietrasanta, ed infine per quello di Faenza. Effettua gli ultimi viaggi a Parigi e Strasburgo, in Belgio ed in Olanda, poi sporadicamente solo in Italia preferendo rimanere in Versilia e nella sua città, Viareggio.

Negli anni ’70 torna con rinnovato slancio al suo primo amore; la difficile tecnica dell’acquarello, del quale diviene un indiscusso maestro. Torna quindi ad esporre con grande successo a Milano, Firenze, Pistoia e naturalmente a Viareggio. Torna anche all’indagine sulle maschere della Commedia dell’Arte dandone una nuova interpretazione nell’ultimo splendido ciclo di grandi acquarelli esposti in una mostra che celebra i suoi settanta anni di attività tenutasi a Palazzo Paolina a Viareggio nel 1992 e voluta dal Comune, dalla Fondazione Carnevale e dal Premio Letterario. È l’ultimo omaggio.

Uberto Bonetti muore il 10 Aprile 1993.